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BE MY VOICE- LA VIA CRUCIS DI CLAUDIA SALVADORI: UN CAMMINO EMOTIVO CHE ATTRAVERSA IL DOLORE, LA FRAGILITÀ, LA COMPASSIONE, FINO ALLA SPERANZA

BE MY VOICE- LA VIA CRUCIS DI CLAUDIA SALVADORI: UN CAMMINO EMOTIVO CHE ATTRAVERSA IL DOLORE, LA FRAGILITÀ, LA COMPASSIONE, FINO ALLA SPERANZA

L’arte può dare voce a chi spesso è invisibile restituendo dignità e luce agli sguardi dimenticati: un ciclo di opere che diventa un luogo di incontro tra anime 

 

Questa intervista fa parte del libro Profili d’Artista (Editoriale Giorgio Mondadori) uscito ad aprile.

 

La sua Via Crucis è stata richiesta al Museo di San Giovanni diretto da Francesco Leonardi a Fivizzano dopo il progetto Uffizi Diffusi, al Museo Il Correggio diretto da Francesca Manzini a Correggio, e al Museo Diocesano di Massa per meditare sul tema della Speranza nell’anno del Giubileo: si sarebbe aspettata un tale successo e una tale considerazione dalle istituzioni e dai media visto che hanno scritto su questo ciclo da La Repubblica a Il Corriere della Sera, da La Nazione a tanti altri quotidiani?

Non avrei mai immaginato che la mia Via Crucis potesse suscitare un tale interesse e ricevere così tanta attenzione da parte di istituzioni prestigiose e dei media. Quando ho iniziato questo ciclo pittorico, l’ho fatto spinta da un’urgenza interiore, da un bisogno di raccontare il dolore e la speranza in modo autentico. Vederla oggi richiesta da musei come quello di San Giovanni a Fivizzano, diretto da Francesco Leonardi, o il Museo Il Correggio guidato da Francesca Manzini, fino al Museo Diocesano di Massa nell’anno del Giubileo, è per me un’emozione profonda. Il fatto che testate come La Repubblica, Il Corriere della Sera, La Nazione e molti altri abbiano voluto raccontare questo progetto ha superato ogni mia aspettativa. È la conferma che l’arte, quando nasce da un bisogno sincero e tocca corde universali, riesce a trovare la sua strada e parlare al cuore delle persone.

Che cosa ha reso irresistibile al pubblico la sua Via Crucis, visto il parere positivo e grato di centinaia e centinai di visitatori della sua personale Be My Voice- La Via Crucis di Claudia Salvadori?

Credo che ciò che abbia reso così intensa e coinvolgente Be My Voice sia stato il suo linguaggio profondamente umano. La mia Via Crucis non è solo un ciclo di opere, ma un cammino emotivo che attraversa il dolore, la fragilità, la compassione, fino alla speranza. Ho cercato di dare voce a chi spesso resta invisibile, restituendo dignità e luce agli sguardi dimenticati. Il pubblico si è riconosciuto in quei volti, in quelle espressioni silenziose ma potenti. I messaggi lasciati accanto alle opere, gli occhi lucidi, le parole condivise, sono stati la testimonianza più forte che l’arte può ancora toccare, accogliere, risvegliare. Be My Voice è diventata un luogo d’incontro tra anime.

La prossima mostra personale sarà a Trento, nella chiesa di San Francesco Saverio, nel centro della città, presenza storica dei Gesuiti a Trento, evento promosso dall’Area Cultura dell’Arcidiocesi di Trento e dal progetto Chieseacolori, nell’ambito delle iniziative in occasione dell’anno giubilare. Il pubblico di Trento cosa deve aspettarsi e cosa deve ricercare in questa mostra? E quali sono le sue emozioni ad esporre proprio a Trento, in una location così prestigiosa?

Esporre nella chiesa di San Francesco Saverio a Trento è per me un onore e una grande responsabilità. È un luogo colmo di storia e spiritualità, e sapere che questa mostra è inserita nel progetto Chieseacolori e promossa dall’Area Cultura dell’Arcidiocesi, nell’ambito delle iniziative giubilari, dà un significato ancora più profondo a questa occasione. Al pubblico chiedo di entrare nello spazio espositivo con cuore aperto e senza aspettative precostituite. Non cerco di offrire risposte, ma di aprire domande. Le mie opere sono inviti a sentire, a riflettere, a lasciarsi attraversare dalle emozioni. È un percorso nella fragilità e nella luce dell’essere umano. Esporre a Trento, in un contesto così prestigioso e spiritualmente vivo, è per me un dialogo prezioso tra arte, fede e umanità.

A cosa sta lavorando?

In questo momento sto lavorando a più livelli, intrecciando riflessione, ricerca e creazione. Sto portando avanti un nuovo ciclo pittorico dedicato alle eroine bibliche, donne che hanno saputo affermare la propria forza e identità in contesti profondamente maschili. È un progetto che sento vicino al cuore: parla di coraggio, intuizione e resistenza. Parallelamente sto progettando l’ultima stazione della Via Crucis, dedicata alla Resurrezione, che desidero rappresentare in chiave laica. Una rinascita che non sia solo spirituale, ma profondamente umana e universale: un nuovo inizio, una luce dopo il buio. Infine, sto immaginando e dando forma a un nuovo ciclo dal titolo Le figlie della Luce, che seguirà Voce di Luce. Sarà un viaggio nell’essenza femminile, nella sua energia trasformativa, nella sua capacità di accogliere e resistere, di illuminare dentro e fuori di sé. Ogni opera nasce da una domanda che mi abita. E in questo momento la domanda è: come possiamo risorgere ogni giorno, come individui e come umanità?

Questi nuovi cicli con La Via Crucis da lei realizzata daranno vita a un corpus inedito di grande approfondimento culturale oltre che artistico: quando il pubblico esce da una sua mostra quale emozione vorrebbe portasse nella sua vita di tutti i giorni?

Quando una persona esce da una mia mostra, il desiderio più grande è che porti con sé un’emozione viva, che continui a vibrare nella sua quotidianità. Non mi interessa stupire, ma toccare: far nascere uno sguardo nuovo, più profondo, più consapevole. Vorrei che il pubblico uscisse con il cuore un po’ più aperto, con la sensazione di aver incontrato se’ stesso attraverso lo sguardo degli altri. Che ritrovasse la forza della fragilità, la bellezza del dubbio, la luce che può nascere anche dalle ferite. L’arte, per me, è un gesto di condivisione. Se riesce ad accendere una scintilla, a far nascere una domanda o a generare un piccolo cambiamento interiore, allora ha compiuto il suo viaggio.

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