FONDAZIONE REMO FAGGI ETS: UNA NUOVA REALTÀ NELL’ARTE CONTEMPORANEA ITALIANA
La Fondazione, di cui è presidente il maestro Marco Faggi, che intervisto, porta avanti il pensiero e l’arte del maestro Remo Faggi e vuole essere un punto di riferimento per artisti creando un ponte passato, presente, futuro.
Questa intervista fa parte del libro Profili d’Artista (Editoriale Giorgio Mondadori) uscito recentemente.
Quando nasce la Fondazione Remo Faggi ETS?
La Fondazione Artistico Culturale Remo Faggi ETS è stata costituita, a durata illimitata, il 21 marzo 2024 per volontà testamentarie del maestro Remo Faggi ed è stata registrata presso il RUNTS Registro Unico del Terzo Settore il 3 maggio 2024. In sede di costituzione e nel rispetto delle disposizioni testamentarie, è stato nominato il figlio del maestro Remo, Marco Faggi (già procuratore e curatore dal 2014 di tutte le opere giacenti presso la casa museo) presidente e amministratore unico della Fondazione. L’ente ha sede presso la già nominata casa museo (ex casa di proprietà e abitazione) del maestro Remo, in Santa Cristina e Bissone, in provincia di Pavia.
Con quale scopo e con quali obiettivi nasce e si propone nel panorama culturale italiano?
All’interno dello statuto, all’art. 4, sono riportati gli scopi della Fondazione: in primis la catalogazione e archiviazione di tutte le opere del maestro Remo Faggi, comprese quelle realizzate in affresco presso le strutture religiose e civili, sia quelle attualmente rimaste visibili e ben conservate, sia quelle oggi scomparse. Una particolare attenzione di tutela e conservazione viene dedicata alle opere rimaste in dotazione della Fondazione, a oggi, presenti presso la struttura, sede della Fondazione stessa. All’interno degli scopi statutari si apre un ventaglio di attività istituzionali, tutte comunque atte a mantenere vivo il nome del maestro, fra le quali pubblicare riviste, opuscoli illustrativi, biografie, raccolte di documentazione in genere e inerenti la vita e l’attività artistica di Remo Faggi, inoltre, istituire borse di studio o premi per incentivare studi e approfondimenti dell’arte e sulla figura del maestro, sviluppare rapporti di collaborazione con amministrazioni centrali e locali, con altre istituzioni culturali, con enti e organismi in genere pubblici o privati, italiani ed esteri. La Fondazione, attraverso le suddette iniziative aspira a estendere le proprie attività oltre i confini provinciali e regionali. Durante questo primo anno di vita si sono instaurati diversi rapporti di collaborazione con altre fondazioni ed associazioni riconosciute accomunate dagli stessi obiettivi culturali, in particolare, l’Associazione Museo di Arte Sacra San Bernardino da Siena di Scurcola Marsicana che è diventata partner della Fondazione contribuendo alla diffusione mediatica dell’ente attraverso mostre, premiazioni e altre iniziative istituite nell’area del centro Italia.
Quali obiettivi avrà come presidente per i prossimi due, tre anni?
L’obiettivo principale rimane quello di mantenere vivo il nome del maestro Remo Faggi perseverando su quelle iniziative sopra illustrate, ulteriormente intensificando i rapporti di collaborazione con le attuali istituzioni cercando di coinvolgere altre realtà similari. Nello specifico, la Fondazione si orienterà sulla realizzazione editoriale di un primo catalogo dedito a raccontare la vita artistica del maestro Remo. Una sorta di biografia dal gusto autobiografico, ricco di episodi e aneddoti, attinti da un diario inedito, già scritto e rilegato artigianalmente dall’autore durante gli ultimi anni di vita, intitolato “In Punta di Piedi”. Il testo riporterà inoltre tutte le finalità e i criteri su cui vertono i contenuti estetici e culturali della Fondazione, mettendo in luce i presupposti attraverso i quali è stata ideata e costituita. All’interno del volume verranno elencati gli scopi generali dello statuto e gli obiettivi specifici che la Fondazione si prefigge. Inoltre verrà inventariata una prima stima curricolare sulle attività già svolte durante questi primi anni, proiettandosi infine su quelle future. All’interno del suo sito web, la Fondazione aprirà una galleria virtuale dedicata agli artisti che sono stati accolti all’interno della sua scuderia, maestri accuratamente selezionati, figure altamente professionali aggregate dallo stesso spirito e principio etico ed estetico attraverso il quale esprimono la loro poetica orientata verso il recupero di quell’aurea, oggi dispersa nei meandri del caos della comunicazione, ben lontani dalla verità dei principi dell’arte visiva.
Qual è l’idea di arte promossa dalla Fondazione?
La Fondazione si edifica attraverso un’idea di arte che non può non partire dalla poetica della natura, cioè da quel rapporto tra l’uomo e ciò che lo circonda, nella considerazione relativa tra l’essere, inteso come soggetto chiuso in se stesso, nel suo microcosmo e l’ambiente in cui vive, dove egli si confronta e, attraverso il quale, misura l’etica della sua esteriorità. Lo spirito artistico del maestro Remo è tutto questo: i punti di partenza e arrivo si identificano sul piano della pittura, annullando tutte quelle distanze nelle quali tutto può succedere, dove l’essere, durante il suo percorso vitale, fatto di esperienze, ma anche di interferenze e correlazioni, è esposto al rischio di perdere la sua originale integrità; quell’integrità che è per Remo, identità di bene e assoluta bellezza, la cui essenza è sempre incline al sublime. L’arte di Remo Faggi non è polemica reazionaria e nemmeno rivoluzionaria, in quanto questi atteggiamenti occupano, nel suo immaginario, un’offuscata idea di purezza alla quale il pittore si è invece attenuto, perseguendola per tutta la sua vita artistica. La Fondazione a lui dedicata non può contraddire e tradire quelle dinamiche e quelle convinzioni di cui si permea tutta la sua produzione artistica che il maestro ha espresso attraverso le “cinque anime” della sua ricerca formale: il ritratto, la figurazione, il paesaggio, la natura morta e l’arte sacra. Lo spirito della Fondazione è basato su questo continuum teorico ispirato a quegli atteggiamenti ontologici annunciati sempre sotto il denominatore della semplicità da una parte e del rigore spirituale dall’altra. Ovviamente i mezzi espressivi per mantenere l’arte su questi registri sono infiniti e ben accolti dalla Fondazione grazie al contributo dai suoi artisti che con le loro opere sostengono questo spirito creativo, la cui anima creatrice rimane sempre coerentemente nella dimensione umana del sentimento sincero.
Con quali eventi prenderà il via l’attività della Fondazione?
Dopo la morte del maestro, e prima dell’atto costitutivo, ho voluto subito rendere omaggio a mio padre e dopo qualche mese ho esposto le sue opere assieme alle mie, ad una rassegna fieristica organizzata presso il Castello di Belgioioso in provincia di Pavia. Si sono susseguite altre mostre nel centro Italia, come ad esempio nel Palazzo Diocesano di Terni e, grazie alla collaborazione della già citata Associazione Museo di Arte Sacra San Bernardino da Siena di Scurcola Marsicana, ho allestito due esposizioni presso la sala consiliare del comune. Nel 2022 ho ricevuto un premio, già come Fondazione Remo Faggi, da una Fondazione d’Arte di Palermo. Nello stesso anno ho esposto due opere di Remo in una mostra collettiva presso la galleria “Area Contesa” in via Margutta a Roma. Durante lo stesso anno ho partecipato ad un’altra collettiva con opere mie e di Remo presso la Galleria “Artù” a Vicenza. In coincidenza con l’ufficializzazione notarile della Fondazione, il professor Giammarco Puntelli ha gentilmente proposto alla stessa di entrare a far parte delle nuove edizioni rispettivamente del catalogo “Cari Maestri” e del libro “Profili D’Artista” edito da Giorgio Mondadori. Attraverso la realizzazione dei volumi e, in occasione della loro presentazione, il professor Puntelli ha istituito diverse mostre allestite presso musei civici, palazzi storici e prestigiose gallerie internazionali, le cui opere, accuratamente selezionate, portano la firma dei più autorevoli artisti contemporanei scelti dal panorama artistico italiano, tra cui il maestro Remo Faggi.
Accanto ad eventi d’arte la Fondazione si occuperà anche di appuntamenti culturali e sociali?
La domanda mi rimanda a una fondamentale riflessione che mi sta accompagnando per tutta la mia vita artistica: il senso autentico ed essenziale delle “cose”, che ora ha a che fare con l’arte, ma che effettivamente è parte integrante dell’essere soggettivo, come principio mentale che filtra, traduce e invia nuovamente attraverso azioni, parole e opere. Nel mondo dell’arte tutto converge nello scopo umanitario delle relazioni tra l’ambito oggettivo e il suo effetto immateriale: ogni azione è data sulla base del suo obiettivo e quest’ultimo viene messo in relazione con altre problematiche del mondo che, a ritroso, sorgono dalle azioni stesse in una sorta di feedback, il cui movimento perenne ci rimanda alle origini delle motivazioni. Il motivo dell’arte è quindi sempre “arte motivata”: l’evento promosso dalla Fondazione è una pratica universale, il suo rimando è culturale e sociale, come lo sono tutte le attività strutturate sulla base della cultura. Non c’è differenza quindi tra appuntamento culturale ed evento e potremo parlare di correlazione tra due momenti che assieme entrano nel tessuto sociale. L’arte non potrebbe essere e fare altrimenti.
La Fondazione compie un anno: con quale evento e quali artisti celebra questo inizio?
La Fondazione si è prefissata di coinvolgere nelle proprie iniziative un limitato numero di artisti di altissimo livello; seri professionisti che vantano già un importante curriculum espositivo. Il rapporto di collaborazione nasce da un approfondito dialogo incentrato su un’aggiornata analisi del senso dell’arte nella sua produzione contemporanea. Riprendendo il discorso sopra accennato, la volontà di considerare l’apporto di altre figure artistiche, nasce dall’esigenza di tenere sempre vivo lo spirito di un’organizzazione, qual è la Fondazione, che non può e non deve rimanere chiusa in se’ stessa in un’autoreferenziale statuto. In base a queste finalità, la Fondazione vuole celebrare gran parte delle proprie attività, istituendo mostre e realizzando prodotti editoriali, con il coinvolgimento dei suoi artisti con l’obiettivo di edificare un ponte sia teorico, sia tecnico-operativo capace di mantenere viva la connessione tra passato, presente e futuro del fine ultimo dell’arte: la salvaguardia dell’aurea e dell’ovvietà comunicativa. La Fondazione, nella sua fase iniziale, è lieta di accogliere tre maestri di grande spessore: Angela Margherita Leotta, Simonetta Pantalloni e Vanna Tagini. I tre artisti sono uniti dalla volontà di sensibilizzare l’opinione pubblica, trattando tematiche sulle più ostiche e attuali fra le problematiche sociali. Angela Margherita Leotta inizia la sua attività esprimendosi attraverso soluzioni informali. Sussistono diverse ragioni per un’artista contemporaneo che spingono a questa scelta formale: nel caso della Leotta, osservando la sua produzione attuale, credo che sia stata determinata dalla volontà di ritirarsi nel suo mondo interiore, strategia di autodifesa adottata al fine di salvaguardare la propria sensibilità verso le “brutture” del mondo. Nelle sue opere attuali, ispirate per lo più alla figurazione dell’espressionismo tedesco, l’artista ci svela tutta la sua tensione, fatta di carica cromatica, attraverso una forte tavolozza, unica soluzione pittorica possibile per poter denunciare con vigore quella insensata malvagità che pervade tutta l’umanità. Il lavoro artistico di Simonetta Pantalloni è indirizzato verso l’interiorità psicologica. La sua pittura, così dolcemente eseguita, ci immerge nel suo mondo figurativo. Il tema ricorrente nelle sue opere è il “Nodo” che si intreccia ai suoi soggetti, molto spesso donne, o semplicemente attraversa le sue tele dandogli il significato di incontri e legami che si instaurano nel corso della vita, alcuni possono essere inscindibili, altri ci attraversano semplicemente. Vanna Tagini, la prima artista ad aderire alla Fondazione, tratta una figurazione in maniera molto pulita, i suoi personaggi acquistano senso relativamente all’ambiente in cui vengono inseriti. Con la sua pittura l’artista tende spesso a evidenziare quei dettagli formali, i quali conferiscono forza ed efficacia alla sua comunicazione visiva, orientata sempre verso il disagio personale che trova la sua radice nella emarginazione dei soggetti più deboli. La Tagini mette in evidenza, grazie alla sua capacità illustrativa, quelle sfaccettature di un malessere interiore, che colpisce tutti i soggetti dotati di una profonda sensibilità, e che scaturisce dall’indifferenza, dalla discriminazione e dalla superficialità di una società fondata solo sui valori materiali. I suoi dipinti sono riuniti da una tematica che lei stessa ha battezzato: “Gli Invisibili”.

