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E’ IL GIORNO DI SANTA LUCIA. “ERA IL GIORNO DI SANTA LUCIA”, IL GIORNO SU CUI HA SCRITTO IL MAESTRO LUCIANO DONINI

E’ IL GIORNO DI SANTA LUCIA. “ERA IL GIORNO DI SANTA LUCIA”, IL GIORNO SU CUI HA SCRITTO IL MAESTRO LUCIANO DONINI

Tratto dal capitolo 1 del libro di Luciano Donini Racconti di fuoco promosso da Italians

La storia che racconto è vera! E parte dai miei genitori!

La Grande Guerra, la seconda, nel 1945, aveva appena concluso la sua tragica avventura.

L’Italia, finalmente, era tornata libera. Davanti c’erano solo anni difficili per tutti. Sono nato nel 1947 in un paese di montagna, Teglie, piccola frazione del Comune di Vobarno, adagiata su un felice ed assolato pianoro da dove è possibile ammirare la valle ed un tratto del lago di Garda, quarto figlio di una tranquilla famiglia. Tutto fa pensare ad una storia serena e normale. Niente affatto!

Il nome scelto per me è Luciano. Il mio papà, classe 1911, dopo oltre dieci anni di continui richiami militari, torna definitivamente a casa. Mia mamma, nel frattempo, ha dovuto sobbarcarsi il peso della famiglia gestendo una piccola osteria, ancora priva di acqua corrente. Un’altra bocca da sfamare per una famiglia allora considerata medio piccola, in confronto a molte altre che contavano fino a otto, dieci figli e anche più. L’amore regnava.

Erano davvero tempi duri, bisognava risparmiare su tutto e così i miei genitori avevano pensato di farmi nascere il tredici dicembre, il giorno più importante e il più atteso da tutti i bambini delle nostre valli bresciane.

Era il giorno di Santa Lucia, la Santa cieca che arrivava di notte con un campanellino, a dorso di un asinello carico di doni. Noi bambini mettevamo un piatto sulla finestra della camera, con la farina e la crusca preparate per l’asinello. Una splendida favola che vive ancora oggi. Tre ricorrenze in un solo giorno: onomastico, compleanno e Santa Lucia. Tre ricorrenze per un solo regalo: un bel risparmio! Il tutto però condito con tanta serenità, tanto amore e tanta felicità.

Se per gli adulti erano anni difficili, per noi ragazzi erano bellissimi, vissuti in piena libertà, nei prati, nei boschi, con gli animali, alla ricerca dei nidi di fringuelli e cardellini, con le tasche piene di tante ciliegie, prugne, uva, pere, more, nespole, nocciole e castagne.

Non sempre il raccolto era del tutto lecito, anzi, si rischiava spesso qualche bacchettata, ma tutto era considerato un divertente gioco. I prati e i campi erano tutti aperti, senza recinzione alcuna e perfino le case non avevano né serrature né porte chiuse a chiave: un mondo davvero impensabile oggi.

Noi restavamo a giocare fino a sera. Le mamme, dalla piccola piazza, cominciavano a richiamare a gran voce per nome, più volte, i propri figli, fino a quando, finalmente. qualcuno da lontano rispondeva.

Oggi mi viene da dire: “Oh beata, dolce spensierata libertà!”.

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