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LA DONNA E IL SUO MISTERO: DIALOGO A DUE VOCI AL MUSEO IL CORREGGIO IN EMILIA

LA DONNA E IL SUO MISTERO: DIALOGO A DUE VOCI AL MUSEO IL CORREGGIO IN EMILIA

C’è un luogo, in Emilia, dove la pittura è diventata specchio e soglia. Dove due mostre personali, poste in dialogo come due capitoli dello stesso libro segreto, hanno osato affrontare il tema più insondabile, più antico e ancora oggi più urgente: la donna nella sua complessità, nella sua fragilità luminosa, nel suo coraggio poetico. Tu, lettore, entrando in quelle sale, avresti l’impressione di ascoltare un doppio respiro: uno che proviene dall’interiorità più profonda, l’altro dalla regione illimitata dell’immaginazione. È qui che le opere del maestro Ornella De Rosa DRO e del maestro Katia Papaleo creano un varco, una lente privilegiata attraverso cui osservare la donna di oggi e di ogni tempo, sospesa tra realtà e favola, tra timore e ardimento, tra coerenza e contraddizione. La ricerca di Ornella De Rosa DRO si concentra sul volto e sulla figura, ma non nel senso narrativo della tradizione ritrattistica. Il suo è un ritratto dinamico, un attraversamento, un’esplicita discesa nel mistero dell’anima femminile. Le sue figure sembrano muoversi da dentro verso fuori, come se la pittura non registrasse un’apparenza, ma una vibrazione interiore. Ornella De Rosa offre al pubblico una guida, un invito a guardare la donna non come immagine, ma come interiorità pulsante: paura e forza, dubbio e lucidità, desiderio e pudore. Ci sono opere che sembrano eco del pensiero di Simone Weil, quando parla della “gravità dell’anima”, o richiami alle introspezioni femminili di Virginia Woolf, così attente alle correnti sotterranee della coscienza. La donna che il maestro ritrae non si mostra: si rivela. E tu, osservandola, percepisci quell’equilibrio impossibile fra fragilità e determinazione che appartiene al femminile come un destino antico. Katia Papaleo, invece, dipinge il rovescio del mondo. Là dove De Rosa scava nell’anima, Papaleo apre le porte dell’immaginazione, lasciando che la donna emerga come essere poetico, creatura di favola e di colore, sospesa tra concretezza e sogno. Le sue figure sembrano attraversare territori che ricordano fiabe antiche, rilette attraverso una luce giocosa, leggera, talvolta ironica, sempre visionaria. Le sue opere approfondiscono da un punto di vista inedito e particolare l’interiorità femminile in una ipnosi appagante e magica. È la donna che guarda se stessa non nello specchio, ma nel simbolo; quella che sa trasformare la quotidianità in incanto, il limite in possibilità, la memoria in futuro. I suoi dipinti sono popolati da colori che osano, da forme che danzano, da creature che vivono tra immaginazione e realtà. Il maestro racconta così la creatività femminile come energia, come capacità di generare mondi. Una creatività che non nega la concretezza, ma la supera attraverso la visione. Dall’inedito dialogo fra le opere di queste due mostre personali nasce un archetipo nuovo. Ed è proprio nel dialogo tra queste due mostre che accade il miracolo: la donna diventa enigma e rivelazione al tempo stesso.      
Le sale del Museo Il Correggio diretto da Francesca Manzini che ha ideato con me questi due eventi, si trasformano in un luogo dove ogni tela risponde a un’altra tela, ogni sensibilità completa l’altra, ogni sguardo genera una contro-narrazione. Da una parte, la donna “interiore e segreta”, quella che affronta la vita con la forza quieta del pudore, con la lucidità di chi conosce il dolore e tuttavia sceglie la bellezza. Dall’altra, la donna “visionaria”, capace di inventare sé stessa ad ogni passo, di trasfigurare il reale in favola, portatrice di un coraggio colorato, talvolta folle, sempre autentico. È una dialettica che ricorda i grandi contrasti della filosofia: l’Essere e il Divenire, l’ordine apollineo e il caos dionisiaco, l’intimità e la proiezione. Ornella De Rosa e Katia Papaleo, insieme, raccontano che la donna è tutto questo: coerenza e contraddizione, fermezza e dolcezza, radice e vento. Una pluralità che non chiede di essere risolta, ma compresa. La donna è un mistero contemporaneo. Letteratura e poesia hanno spesso cercato di definire la donna, per poi arrendersi alla sua irriducibile complessità. Pensa a Pavese, che vedeva nelle figure femminili un punto di luce e di perdita; a Rilke, che nella “Lettera a una giovane donna” parlava della femminilità come “la forma più profonda della pazienza”. Qui, però, non si tratta di definire ma di ascoltare. Le opere delle due artiste offrono un invito alla contemplazione: aiutano il pubblico a comprendere che la donna non è un concetto, ma una presenza, una dimensione del reale che unisce passato e futuro, sogno e concretezza, poesia e azione. Nel duplice percorso espositivo, la donna emerge come: forza che nasce dalla fragilità, tenerezza che non teme il coraggio, sogno radicato nella realtà, poesia che sa farsi gesto quotidiano, visione che affonda nel passato ma guarda oltre il presente. È questo, in fondo, il mistero del femminile: una continua oscillazione tra gli opposti, una musica interiore che non può essere suonata da un solo strumento. Il Museo Il Correggio, che ospita fino a domani sera il dialogo di Ornella De Rosa e Katia Papaleo, ha fatto molto più che mettere in scena due mostre: ha creato un laboratorio dell’anima, uno spazio in cui il femminile si mostra nelle sue infinite declinazioni. E tu, spettatore, guardando quelle opere, percepisci che la donna non è mai una sola cosa. È tensione, poesia, concretezza, visione; è memoria e promessa, fragilità e ardimento; è realismo che conosce la favola e favola che attraversa la realtà. Ornella De Rosa ti porta dentro l’anima. Katia Papaleo ti porta dentro l’immaginazione. Insieme, ti portano dentro il mistero. Ed è forse questa la loro lezione più grande: la donna non va capita, va contemplata. Non va ritratta, va ascoltata. Non va definita, va amata.

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