info@giammarcopuntelli.it

SERAFINO VALLA NELLA STORIA: UN UOMO, UNO SCRITTORE E UN ARTISTA CHE APPREZZA IL SOLE PUO’ AIUTARE OGNI PERSONA AD APPLAUDIRE LO SPETTACOLO DELLA VITA

SERAFINO VALLA NELLA STORIA: UN UOMO, UNO SCRITTORE E UN ARTISTA CHE APPREZZA IL SOLE PUO’ AIUTARE OGNI PERSONA AD APPLAUDIRE LO SPETTACOLO DELLA VITA

Ha insegnato il valore del silenzio e della meditazione vissuta nel proprio cuore.Lo ha fatto con i suoi pensieri, con la sua filosofia, con le sue opere pittoriche, con il suo lavoro plastico, lo ha fatto con quelle icone che hanno rappresentato, rappresentano e rappresenteranno sempre la condizione dell’uomo di ogni tempo.Lo ha fatto ricevendo porte in faccia all’inizio della sua carriera, in una vita iniziata in salita, quelle vite emiliane che somigliano tanto ai viaggi americani dell’eroe.Quelle vite così, raccontate dalle canzoni dei cantautori della Bassa, che si leggono nei romanzi, che si intravedono fra le nebbie con un filo di luce.Una vita partita in salita come tante, ma non spesa come tanti nell’anominato di un’esistenza grigia, resa più brutta e insapore dai momenti difficili. Momenti difficili derivanti dalla storia personale e dalla storia del mondo.Insomma, una vita nata come quelle mattine fredde che si vivono in Emilia quando il sole decide di non farsi vedere.Lui è riuscito a trasformare la terra in fiore, la nebbia in sole e la pioggia nella benedizione dei campi.E lo ha fatto senza neppure avere la superbia della propria faccia stampata sulle locandine e sugli annuari, semplicemente con un uomo con il cappello chino, semplicemente nell’anonimato di una figura che rappresenta ogni essere vivente che sa amare, che sa cercare la luce, che sa trovare un messaggio di vita.Sono passati 48 anni dalla realizzazione dell’opera “Transito sul ponte innevato”, un’autentica icona dell’uomo in transito, di una vita in transito, di uno spirito in transito.Una pittura con una tavolozza definita, lui virtuoso del disegno e del pennello, lavora con un alfabeto di simboli e con una melodia nata inserendo tutta la sua personalità in quell’universo naif che popola quelle terre.Un’opera di 48 anni che narra il ponte della pandemia di questi anni, che narra il ponte della guerra di ieri e di oggi, che narra il ponte della vita dell’uomo fra segnali bianchi e segnali neri, fra preghiere e ricordi laici, fra la testimonianza di vita e la creatività come sopravvivenza nel dibattito dell’arte.E il prossimo anno sono 40 anni dalla realizzazione definitiva di una Via Crucis fra le più significative dalla metà del Novecento ad oggi.Una Via Crucis che è preghiera pittorica, che è riflessione laica, che è la spinta più vera e pura a ricercare il calore del sole per ripararlo dentro al cuore, nei nostri giorni fino all’infinito esistere fra le mani di Dio.Sto parlando di Serafino Valla, di pittura e di simboli che ho incontrato lungo il mio percorso, fra le mostre, fra le strade, fra i ponti della vita.Sto parlando di un insegnamento di vita e di morale, un termine che sembra puzzare di retorica ma che oggi acquisisce un senso nuovo in parallelo all’etica.Sto parlando di chi ha avuto il coraggio di coprire il viso al suo personaggio principale per consentire a tutti il viaggio dell’umiltà per amore verso la natura, verso Dio, verso quella condizione umana che, nonostante le sofferenze, porta alla divina illuminazione.Ho deciso di scrivere questo testo su Serafino Valla perché in questi giorni sto rileggendo le decine di pagine di appunti che ho preso nello studio della sua opera e delle sue opere.

Proprio in questi giorni quando io e Annalisa lo abbiamo inserito con tutte le sue caratteristiche naïf e non naïf, nella nostra idea di storia dell’arte a rappresentare un significato personale e collettivo di quell’arte che è riflessione di vita e riflessione sociale.La storicizzazione dell’opera del maestro è già in atto da anni grazie all’infaticabile e capace Giuseppina Valla, figlia affettuosa e soprattutto appassionata esperta d’arte sia per studi che per vita quotidiana.Invitato a vedere le opere del maestro, qualche anno fa, ho compreso quanto il suo colore fosse un messaggio al mondo, in ogni manifestazione, comprendendo temi che vanno dalla spiritualità all’ecologia, dalla narrazione al simbolo.Nelle sue opere ritroviamo la Bassa ma non nel suo aspetto locale. Quella terra nelle rappresentazioni di Serafino Valla diventa il teatro del mondo.Penso che adesso occorra passare ad un processo di storicizzazione ancora più deciso delle sue opere.48 anni da quest’opera, 40 anni da una Via Crucis davvero incredibile.Dopo gli anni delle mostre per un artista contemporaneo, occorrono gli eventi per il maestro consegnato alla storia.Perché un uomo, uno scrittore e un artista che apprezza il sole può aiutare ogni persona ad applaudire lo spettacolo della vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *