OGNI NUOVO ANNO È UNA PAGINA BIANCA DA SCRIVERE CON ATTENZIONE
Ogni anno che inizia porta con sé un paradosso antico quanto l’uomo: nulla, in apparenza, cambia davvero nel fluire cosmico delle cose, eppure tutto può ricominciare. Il primo giorno dell’anno non è che una soglia simbolica, e tuttavia le soglie hanno sempre esercitato un potere profondo sull’immaginazione umana. Varcarle significa accettare il rischio del nuovo, assumersi la responsabilità di un tempo che non è ancora scritto. È in questo spazio fragile e potentissimo che nascono l’entusiasmo, la forza e la determinazione: non come ingenue euforie, ma come atti di volontà consapevoli. L’idea dell’inizio ha attraversato la filosofia occidentale come una domanda essenziale. Per i Greci, l’arché non era solo ciò che viene prima, ma ciò che fonda, che dà senso. Ogni inizio autentico è dunque un atto fondativo, una scelta che orienta. Anche il calendario romano affidava al dio Giano, signore delle soglie e dei passaggi, il compito di guardare simultaneamente al passato e al futuro. Iniziare l’anno significa proprio questo: tenere insieme memoria e progetto, ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora diventare. Il tempo, in questa prospettiva, non è una semplice successione di istanti misurabili. Sant’Agostino, nelle Confessioni, lo descrive come una tensione dell’anima: il passato vive nella memoria, il futuro nell’attesa, il presente nell’attenzione. Il tempo è prezioso perché è limitato, fragile, irripetibile. Non possiamo accumularlo né risparmiarlo: possiamo solo abitarlo. Ogni nuovo anno ci ricorda che il tempo non è una risorsa neutra, ma una responsabilità. Come suggeriva Henri Bergson, la durata non è quantità, ma qualità: vale non per quanto dura, ma per come viene vissuta. Iniziare l’anno con entusiasmo, allora, non significa ignorare le difficoltà o indulgere in un ottimismo superficiale. Significa riconoscere che, nonostante tutto, esiste ancora uno spazio di libertà interiore in cui possiamo scegliere il senso da dare ai nostri giorni. La determinazione non nasce dalla certezza del risultato, ma dalla fedeltà a un orientamento. È una virtù silenziosa, affine alla fortitudo degli antichi e alla resilienza studiata dalla psicologia contemporanea: la capacità di attraversare l’incertezza senza smarrire la direzione. In questo contesto, un anno che si apre può diventare anche un anno da dedicare alla cultura e all’arte, intesa non come ornamento, ma come nutrimento dello spirito. E l’arte è strettamente legata alla spiritualità. Papa Leone XIV ha proclamato qualche giorno fa uno speciale Anno Giubilare Francescano in occasione degli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi. Quella morte chiamata transito. Un Anno Giubilare dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, un momento straordinario per la Chiesa e per la famiglia francescana. La ricorrenza legata a san Francesco d’Assisi offre un’occasione preziosa per riflettere su una delle figure più radicali e attuali della nostra tradizione. Francesco non è soltanto il santo della povertà o dell’amore per il Creato; è l’uomo che ha saputo ricominciare, spogliandosi del superfluo per ritrovare l’essenziale. Il suo gesto di rinuncia non è fuga dal mondo, ma atto di libertà estrema, un nuovo inizio fondato sulla semplicità e sulla gioia. Nel Cantico delle creature, il tempo stesso diventa lode: il giorno, la notte, le stagioni non sono nemici da combattere, ma compagni di cammino. In un’epoca che consuma il tempo con voracità e spesso lo percepisce come una minaccia, Francesco ci insegna a riconciliarci con il ritmo delle cose, a trasformare ogni istante in occasione di senso. Dedicare un anno a questa riflessione significa interrogarsi sul nostro rapporto con il mondo, con gli altri, con noi stessi. Ogni nuovo anno, in fondo, è una pagina bianca che non chiede di essere riempita in fretta, ma scritta con attenzione. L’entusiasmo è l’energia iniziale, la forza è la capacità di resistere, la determinazione è la fedeltà al cammino scelto. Il tempo, il bene più prezioso che possediamo, non va dominato, ma abitato con consapevolezza. E forse il vero augurio non è quello di un anno facile, ma di un anno autentico: capace di nuovi inizi, di profondità culturale, di uno sguardo più attento e umano sul mondo che ci è stato affidato.

