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Patrizio Oca entra ed alimenta, con la sua arte e la sua pittura, il dibattito nella cultura contemporanea sui temi dell’ambiente e della conservazione di alcune tradizioni anche rappresentate simbolicamente dalle architetture. Nel mio blog parte dell’intervista che ho realizzato al maestro Patrizio Oca pubblicata sull’edizione 2020 di Profili d’Artista (Editoriale Giorgio Mondadori)

Patrizio Oca entra ed alimenta, con la sua arte e la sua pittura, il dibattito nella cultura contemporanea sui temi dell’ambiente e della conservazione di alcune tradizioni anche rappresentate simbolicamente dalle architetture. Nel mio blog parte dell’intervista che ho realizzato al maestro Patrizio Oca pubblicata sull’edizione 2020 di Profili d’Artista (Editoriale Giorgio Mondadori)

Dov’è nato?                                                                                                                                                               

Sono nato a Bologna. 

Quanti anni fa?                                                                                                                   

Cinquantacinque anni fa, il 2 novembre 1964. 

I suoi genitori che cosa facevano?                                                                                                          

Mio papà fabbro artigiano, mia mamma casalinga. 

Dove vive?                                                                                                                                                      

Vivo a Monte San Pietro, in provincia di Bologna. 

A che età ha cominciato a dipingere?                                                                                                          

A undici, dodici anni le prime copie su tavola e tela, a disegnare, colorare e copiare sicuramente dalle elementari, tanto che il maestro di terza elementare sulla pagella annotava doti artistiche relative sia a disegno che a pittura. 

Quali sono stati i suoi maestri o comunque c’è qualcuno o un movimento al quale si è ispirato?
Cèzanne, van Gogh e De Chirico i primi maestri che ho guardato con piacere
e con interesse. Ho amato gli impressionisti e gli espressionisti come movimento. 

Quando ha fatto la prima mostra?                                                                                                          

Nel 1992. 

Il primo quadro venduto?                                                                                                                                             

Nel 1990, era “Il Pagliaccio”, un olio su cartone telato di 20×30 cm. 

Che cosa racconta la sua pittura?                                                                                               

Racconta la bellezza della natura, esaltandone luci e ombre, mediante la scomposizione del paesaggio. Racconta che l’uomo sta rovinando tale bellezza, e ne indica il percorso da seguire per fare in modo che ciò non accada. In particolare denuncia le brutte architetture che l’uomo ha pensato e costruito degli ultimi due secoli, (dopo la rivoluzione industriale) e che hanno fortemente contribuito alla “rovina e ai disastri” della natura, che comunque cerca di difendersi e che sarà vincitrice alla fine, a scapito dell’uomo stupido. Racconta soprattutto della Speranza e dell’ Auspicio per una convivenza serena e rispettosa con la nostra madre terra, affinché l’uomo, prima o poi, si renda conto di ciò che fa e ponga rimedio ai propri errori. I miei paesaggi urbani e le case “storte” seguono le linee curvilinee della natura. Devono somigliare alla natura. Nessuna architettura stridente, prepotente e fuori posto, il tutto si integra perfettamente con la bellezza del Creato, poichè noi uomini abbiamo il dovere di conservalo per lasciarlo alle generazioni future. La speranza quindi di avere città e paesi belli alla nostra vista al pari della luce della natura, tranquilli, silenziosi e puliti come le colline e le sue verdi vegetazioni. Solo il canto degli uccelli potrà udirsi per le vie del paese o al massimo le note musicali di un artista musicista che suona il suo strumento, allietando il nostro udito. 

Qual è stata l’emozione più grande nella sua attività artistica?
Non so esattamente, le emozioni sono state molte e di diverso tipo. Un’emozione grande è quando si è particolarmente soddisfatti di un proprio lavoro, ce ne sono state tante e ce ne saranno altre, perché l’artista deve guardare avanti con la volontà di migliorarsi sempre, di sperimentare tecniche e mescolare i colori ancora non conosciuti a fondo. La vittoria nei concorsi di pittura genera felicità ed emozione. Un’emozione davvero grande è stata
la mia prima mostra importante grazie all’invito della dottoressa Catia Monacelli per la personale al museo civico di Gualdo Tadino. 

I media e il pubblico influenzano la sua arte?
Penso di no.
Forse inconsciamente può essere, ma penso in minima parte. Fortunatamente ho sempre dipinto ciò che volevo e che mi piaceva, anche quando vincevo premi ai concorsi e nonostante questo cambiavo il mio stile di pittura e di soggetti rappresentati. 

Quando ha cominciato a essere conosciuto?
Mi verrebbe da dire: Come? Dove? A che livello? Comunque direi da quando nel 1990 ho fatto la mia prima personale di pittura, è stato un continuo crescendo, a piccoli passi, ma facendo mostre sempre più importanti e partecipando e vincendo premi nei concorsi di pittura estemporanei e da studio. Dal 2014, in seguito alla personale di Rocca Flea, ho sicuramente fatto un salto di qualità, poi sempre mostre più importanti anche in musei all’estero.

Dipinge di notte o di giorno?                                                                                                                     

Di sera e fino a notte fonda. Nei weekend anche di giorno. 

Per lei la pittura è una fatica o una gioia?                                                                                                    

È sicuramente una gioia, anche se a fare un quadro si passano “alcuni momenti” di sofferenza. 

C’è un grande maestro del passato al quale lei guarda?
No. 

Quali sono i colori che ama di più?                                                                                                            

I colori della luce, i gialli e gli aranci an- che se nei primi anni Novanta, nel pe- riodo della sofferenza usavo blu e gialli con il risultato dei toni verdi. I rossi e gli aranci non erano presenti per nulla. i quadri tendevano alla malinconia rispecchiando il mio stato d’animo dopo la morte di mio padre. 

Usa i colori così come sono nei tubetti o li crea?
Mi piace mescolarli molto quindi li creo, mi piace essere conoscitore delle varie possibili tonalità e contrasti. Mi piace anche usare sovrapposizioni e velature di colore. È la mia pittura degli ultimi anni. Uso pochi colori e per tanti anni ho usato solitamente due gialli, due rossi, due blu, un verde, una terra siena naturale bruciato, più bianco e nero. Il tutto mescolando.
Alcuni colori “da tubetto” sono presenti ma in piccolissime quantità, solo per piccole parti finali. 

Se tornasse indietro rifarebbe l’artista?
Sì.

Quando ha terminato un’opera a chi la fa vedere per primo?                                                                

A mia moglie e a mio figlio. 

È più sincero nella vita o nella pittura?                                                                                                   

La mia pittura rispecchia il mio carattere e spero la mia sincerità. La sincerità è una dote, una qualità, sempre meno diffusa tra la gente e penso tra le nuove generazioni, perchè non la insegnano più i genitori come una volta e nemmeno la società e le istituzioni. Essere sinceri equivale per me ad essere onesti.  Mio padre è stato, ed è ancora ora dopo trent’ anni che manca, un esempio di onestà riconosciuta da tutti co- loro che lo hanno conosciuto.
Infatti me lo testimoniamo tante persone ancora oggi. E lui mi ha insegnato ad essere cosi.
Io ci tengo a non deluderlo. Nella pittura sono sincero, nessuna bugia ho dovuto mai dire nella mia pittura, fortunatamente. 

Se dovesse descrivere la sua pittura in poche parole che cosa direbbe?                                                    

Direi che è una bella pittura, tanto che io mi comprerei i miei quadri!
A parte la modestia, la definirei pittura espressionista, un figurativo interpretato, a volte simbolista, sognante ed onirica che trae ispirazione da “madre natura” e che ne auspica il massimo rispetto.

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