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L’ Uomo in rapporto con Dio e con la natura: la ricerca di Serafino Valla, “vivo fra vivi”, vista da tutto il mondo in terra araba.Giuseppina Valla racconta il maestro:“ L’arte gli ha salvato la vita ”

Giammarco Puntelli

L’ Uomo in rapporto con Dio e con la natura: la ricerca di Serafino Valla, “vivo fra vivi”, vista da tutto il mondo in terra araba.
Giuseppina Valla racconta il maestro:
“ L’arte gli ha salvato la vita ”

Pochi artisti nella storia recente hanno lasciato un racconto di vita e di poesia come Serafino Valla, il maestro dei grandi simboli adottati a livello internazionali. Il maestro parla ad ogni religione, ad ogni credenza, ad ogni personalità, senza limiti geografici e senza quei confini che sono la prerogativa della storia da sempre e che il cuore e il sentimento è pronto ripetutamente ad abbattere. Ricordo ancora nell’autunno 2018 l’entusiasmo con cui vennero accolte le sue opere alla Grande Moschea di Roma e come vennero sostenute a livello internazionale partendo dalla conferenza alla Camera dei Deputati. Dietro a tale successo un messaggio universale e senza tempo: la lezione del cuore e del buon senso, la lezione della vita che diventa pittura e straordinaria arte. Dietro a tale successo l’infaticabile impegno di una donna, di una figlia, di una curatrice che svolge i propri ruoli in modo esemplare con tanta professionalità e cuore: Giuseppina Valla.Questa mia intervista è rivolta alla curatrice personale del maestro Giuseppina Valla. Serafino Valla ci parla con le sue opere, con gli aforismi, con una copertina che unisce cielo e terra in un unico e continuo infinito vivere.


Come nasce Serafino Valla maestro d’arte?

È stata la sofferenza che ha permesso a Serafino Valla di arrivare all’arte, per lui è stata un’ancora di salvezza che gli ha permesso di riuscire a trovare un suo equilibrio interiore. La morte del fratello Giuseppe, nonostante la mia nascita avvenuta dopo venti giorni dal tragico evento, lo ha portato verso una grande crisi esistenziale. Nel 1964 iniziò a dipingere proprio per cercare di dare un senso alla sua esistenza ed accettare il mistero della morte. La sua ricerca stilistica e formale lo portò all’Uomo col capo chino, coperto dal cappello, un Uomo universale che rappresenta ognuno di noi. La pittura, la scrittura e poi la scultura, diventano per lui elementi con un senso ed una funzione terapeutica. A Luzzara, suo paese di nascita, nel 1967 è nato il “Premio Naif” su iniziativa di Cesare Zavattini. Mio padre presentava le sue opere al concorso, ma sistematicamente non venivano accettate dalla giuria. Ritenendola un’ingiustizia, decise di esporre le sue opere al Bar Sport, visto che anche il Caffè Zavattini, dove all’epoca venivano allestite mostre, rifiutò. L’intento era di far conoscere le sue opere ai suoi compaesani, che fossero loro a giudicarle. Quella al Bar Sport fu la sua prima mostra personale. Zavattini informato dell’esposizione venne da Roma per visitarla. La fortuna volle che in quella occasione, mio padre riuscì ad incontrarlo. Apprezzò molto le opere e la sua ricerca stilistica così personale e significativa. Fu molto colpito anche dalla sua storia, una vita contrassegnata dalla sofferenza. Grazie a questo incontro l’anno successivo fu accettato al “Premio” ed iniziò per lui un percorso di grandi soddisfazioni e riconoscimenti.

 Quali sono i temi prediletti?

L’ Uomo in rapporto con Dio e con la natura sono alla base della sua comunicazione visiva. Uno dei temi fondamentali è il lavoro dell’uomo in episodi di vita agreste e quotidiana che si svolgono in un paesaggio che ci porta a riflettere sul valore del lavoro e ci narra di un mondo contadino che nel corso degli anni si è modificato e le sue rappresentazioni pittoriche ne diventano la testimonianza. Un altro tema fondamentale è la meditazione. Un Uomo che cerca nella propria interiorità una propria dimensione, avvolto in un paesaggio padano che assume colorazioni diverse a seconda delle stagioni. Un Uomo che medita sulla sua esistenza e che ricerca dentro se’ stesso la forza per reagire ed affrontare le problematiche che gli riserva la vita. Un altro tema per lui fondamentale è la contemplazione nel rapporto con il Divino, il mistero della vita e della morte. Ogni uomo porta una croce sulle proprie spalle, bisogna che ne prenda coscienza e sappia accettare quello che nel cammino gli pone la vita da affrontare.

 Quali sono secondo lei i tre episodi nella vita del maestro che possono essere considerati fondamentali per la sua arte?

Il primo episodio è stato sicuramente il non essere riconosciuto come figlio dal proprio padre, che credendolo illegittimo lo emarginava, umiliava e picchiava. La sua è stata un’infanzia contrassegnata dalla sofferenza e dalle tragedie. Appena quindicenne ha assistito impotente e traumatizzato alla morte della sorellina Elvira, vissuta pochi mesi. Cresciuto tra solitudine e dolore, è riuscito a trovare due ancore di salvezza, l’amore per la natura ed il disegno. Crescendo, il contrasto con il padre aumentò a tal punto che nel 1938 decise di arruolarsi volontario nell’esercito. Fondamentale è stata la morte dell’amato fratello Giuseppe, avvenuta nel 1959 a causa di un incidente stradale.  Aveva solo ventitrè anni ed è accaduto venti giorni prima della mia nascita, perciò sono stata chiamata Giuseppina in sua memoria. Il terzo episodio fondamentale è stato l’incontro con Cesare Zavattini che gli permise di essere ammesso al “Premio Naif”.

Negli ultimi tre anni, dal 2018 ad oggi, quali sono le mostre o le pubblicazioni che secondo lei hanno descritto meglio la ricerca del maestro?

In questi ultimi anni si sono realizzate molte mostre, progetti espositivi e pubblicazioni importanti che hanno permesso di presentare la ricerca del maestro. Questo per merito del professor Giammarco Puntelli che stimo e ringrazio per il suo alto valore professionale, per la cura molto attenta nella valorizzazione dell’artista. Il progetto espositivo “La Solitudine dell’Angelo” con due personali riservate al maestro Valla, la prima a Collecchio e successivamente a Berlino, credo che abbia descritto al meglio la sua ricerca. Nelle esposizioni è stato possibile vedere l’evoluzione del suo percorso artistico, la sua ricerca stilistica partendo dal primo periodo figurativo.  La storia della vita del maestro è stata determinante per il suo pensiero e la sua arte, perciò ritengo che “Rapsodia con Girasoli”  ( Il Rio), libro a mia cura pubblicato nel 2018, dove c’è il testo con la sua autobiografia ed il mio diario dove racconto come è finita la sua vita e della sua rinascita, sia fondamentale per conoscere a fondo l’uomo a cui l’arte ha salvato la vita. Tra le tante pubblicazioni, i volumi “Profili d’Artista” e ” Le Scelte di Puntelli” del professor Puntelli ritengo siano importanti per la  comprensione del valore della ricerca artistica del maestro. Un ruolo determinante per la conoscenza del maestro è stato il “cammino” dell’opera ” Il Seminatore” verso l’ Esposizione Universale. Tutto è iniziato al Museo Cervi, dove nel 2018 era allestita la mostra “La semina come atto poetico” e  Il Seminatore  era l’opera da cui si sviluppava tutto il progetto proprio per il significativo gesto della semina. Il professor Puntelli decise di sottoporre l’opera, che rappresenta proprio quel gesto che accomuna tutti i popoli, all’esame delle istituzioni per poter essere ammessa alla mostra Pace e Amore alla Grande Moschea di Roma, anche se la mostra che era riservata ai soli artisti contemporanei. Ho provato una gioia indescrivibile quando mi è stato comunicato che l’opera era stata ammessa dalle istituzioni internazionali proprio per l’alto valore del suo messaggio universale e sarebbe diventata un simbolo nel contesto dell’Esposizione Universale a Dubai-Abu Dhabi.  Serafino Valla unico maestro storicizzato scelto per esporre le proprie opere in un contesto mondiale. Nella promozione italiana dell’evento in terra araba al maestro sono state dedicate ben cinque personali a Ventimiglia, Fontanellato, Fivizzano, Pontremoli e Siena, portando, in questo viaggio verso Expo, le sue opere in musei, ville e palazzi prestigiosi, dando una grande visibilità e la possibilità di approfondirne la conoscenza e di poter entrare nella sua visione poetica, filosofica e spirituale.

 È in preparazione una mostra nel contesto della Pinacoteca del San Paolo Invest a Siena, nello splendido Palazzo Chigi Zondadari su piazza del Campo: il salotto della finanza toscana esporrà nel periodo autunnale e pre natalizio le opere religiose di Serafino Valla. Quale messaggio il maestro porterà in questo contesto?

Il maestro a Siena porterà un messaggio d’amore e di speranza. Nello splendido Palazzo Chigi Zondadari con l’esposizione della “Via Crucis” a cui verranno affiancate le opere raffiguranti i ” Presepi”, verrà affrontato il tema sacro e spirituale, che sono alla base del pensiero artistico e di vita del maestro. La pandemia che ha causato tanto dolore e vittime, ha portato ognuno di noi ad interrogarci sul valore della propria esistenza. Da sempre il dolore, la sofferenza ci porta ad affrontare i temi esistenziali e con la “Via Crucis”, dipinta nei primi anni Ottanta, si conduce inizialmente il fruitore a riflettere sulla sofferenza per giungere infine ad un messaggio di speranza, con la quindicesima ed ultima stazione “La Resurrezione”. Un’opera che normalmente non si trova nella Via Crucis, che viene rappresentata in quattordici stazioni. Per il maestro, ognuno di noi può essere inteso come il Cristo rappresentato nella sua “Via Crucis”. Ognuno di noi porta una croce sulle spalle, ma con l’ultima stazione, vuole farci arrivare un messaggio di luce e di speranza. Dobbiamo avere fede e credere ad una nostra rinascita interiore e spirituale.

 Come nasce Giuseppina Valla curatrice dell’opera del maestro? E come svolge il suo ruolo?

 Nei miei ricordi di bambina, ho sempre visto mio padre dipingere, realizzare le sue opere e questo per me era la normalità, ma in primis era un “padre”. La scintilla che mi ha folgorato arrivando al mio cuore ed alla mia mente, portandomi a decidere di iniziare un percorso di valorizzazione dell’opera e del pensiero del maestro, è esplosa dentro di me proprio quando lo stavo perdendo, quando era ricoverato in ospedale. Ho iniziato a vederlo con “occhi” diversi, colpita dall’uomo che con una grande serenità e consapevolezza mi ha detto: ” Oggi c’è il sole, che bello morire in una bella giornata di sole, chissà se anche quando sono nato c’era il sole”. Emozioni fortissime che mi hanno portato innanzitutto a scrivere, io che non ho mai amato scrivere, sentivo nel mio cuore la necessità di raccontare come aveva affrontato l’avvicinarsi della morte e di come l’arte lo ha alimentato e sostenuto fino alla fine. Mi sono immersa nel suo mondo, che conoscevo solo marginalmente, iniziando a frequentare eventi culturali ed espositivi. Ho preso contatti con professionisti che lo avevano conosciuto e incontrandone altri con cui sono nate collaborazioni dopo aver compreso il valore della sua figura di artista. Ho potuto realizzare i suoi sogni ed è stato stupendo. Nel 2016 la retrospettiva a Palazzo Ducale di Sabbioneta, una performance teatrale, un film artistico-biografico ed ora il suo messaggio sarà condiviso in terra araba da tutti i popoli, questo mi rende felice ed orgogliosa. L’impegno è tanto, anche se mi sento “guidata” nelle scelte che devo affrontare nella divulgazione della sua arte, del suo pensiero e della sua poetica. Sul mio cammino ho incontrato grandi e validi professionisti, dal critico storico Alfredo Gianolio al critico attuale professor Giammarco Puntelli, con il quale si stanno realizzando progetti importanti. Nel 2019 è nata l’ associazione “Il Seminatore di Valla” di cui sono la presidente. L’ associazione si propone di promuovere attività culturali, contribuendo alla valorizzazione del maestro, diffondendo la sua conoscenza.

 La mostra Pace e Amore è una mostra di contemporanei e Serafino Valla è stato valutato contemporaneo e vivo fra vivi. Cosa suscita in lei questa decisione?

Provo una grandissima felicità, oltre che tanta commozione per questo regalo stupendo, quasi un miracolo, che mi riserva il destino per l’amore e l’impegno con cui sto dedicando la mia vita a mio padre, diffondendo la sua arte ed il suo pensiero. Quasi una premonizione il pensiero scritto da Alfredo Gianolio e pubblicato nel retro copertina del libro “Rapsodia con Girasoli”: “Serafino Valla è morto solo apparentemente, rivive nella sua anima che continua il percorso della sua esistenza per perpetuare il dialogo con la figlia Giuseppina”. Da quando è mancato, nel mio cuore ho la percezione che lui è “vivo” e mi affianca nel percorso che ho intrapreso. Ora è stupendo sapere che anche per tutti i popoli di ogni razza e religioni, per tutto il mondo, lui sarà considerato ” Vivo fra i Vivi” per il valore della sua ricerca e del suo messaggio universale.

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