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Mi piace pensare che le mie opere possano suscitare quella stessa sensazione di pace e di serenità che provo io nel realizzarle

Giammarco Puntelli

Mi piace pensare che le mie opere possano suscitare quella stessa sensazione di pace e di serenità che provo io nel realizzarle

Il maestro Gene Pompa si prepara all’evento Pace e Amore in Expo 2020 con la personale a Siena nello SPIN nei locali dello splendido Palazzo Chigi Zondadari su piazza del Campo

Gene Pompa rappresenta un caso unico nell’arte figurativa: il maestro è autore di una tecnica che porta il pubblico ad immergersi nelle sue opere grazie alla sua idea e abilità nel favorire lo “spessore” del colore, agevolatore di un nuovo senso della prospettiva. Il maestro che ha all’attivo cento personali e seicento mostre collettive nazionale ed internazionali, ha il favore della critica, l’affetto del pubblico e viene costantemente scelto per i più importanti appuntamenti culturali a livello mondiale. Nelle sue opere la poesia e l’incanto che producono stati d’animo gioiosi nell’osservatore: le mostre di gene Pompa fanno bene al cuore. Giovedì 19 agosto sarà inaugurata la sua personale con opere preparate per l’occasione allo SPIN di Siena nello splendido Palazzo Chigi Zondadari su piazza del Campo. La mostra, che rimarrà visitabile fino al 20 settembre, sarà accompagnata dalla monografia a mia cura, con il mio testo e con quello di altri colleghi, pubblicata dall’Editoriale Giorgio Mondadori nella collana Signa Artis.

Come nasce la sua arte e quali sono stati i primi temi? Perché il paesaggio come tema principale e cosa rappresenta per lei la pittura figurativa con questo tema?

Con la mia arte cerco di comunicare una bellezza fatta di colore, che in realtà è il calore che emana la luce, è un confortevole abbraccio visivo. La mia tecnica a rilievo mi ha consentito di realizzare matericamente un’emozione per me così attesa ed è solo in questa fase di maturazione artistica che ne ho compreso il percorso. Tutto è nato dalla mancanza, dal voler colmare una bellezza strappata e solo annusata tra le strade variopinte della mia breve infanzia, in quel paese lontano ed estinto, in Egitto. Arrivato in Italia, ho cercato nei maestri del passato, e in mio padre, anche lui artista, una guida, una scuola e ho imparato le regole del dipingere copiando le opere più accademiche. Ma come spesso accade l’inconscio ha avuto il sopravvento ed ha condotto ad un’altra strada la mia espressione artistica. Io ho avuto il solo e complesso merito di lasciarmi andare e di farmi portare da lui dove nulla sarebbe cambiato e sarebbe rimasto eternamente bello. Ho scelto perciò il paesaggio naturale per la mia arte. In una natura inviolata il mio cuore di bambino, inconsapevolmente ferito, si ritrova e trova il suo esserci nella vita. Si gode il suo eterno momento presente, un privilegio che mi sono concesso nonostante tutto.

Il pubblico esce dalle sue mostre cambiato: più emozione, più gioia. Qual è il segreto?

Mi piace pensare possa essere la capacità che hanno le mie opere di suscitare quella stessa sensazione di pace e serenità che provo io nel realizzarle. Poi c’è il desiderio di emozionarsi, proprio delle persone sensibili, quelle persone che amano l’arte.

La sua arte è stata commentata dal sottoscritto e da altri colleghi di chiara fama, da Vittorio Sgarbi a Giovanni Faccenda, inoltre viene pubblicata nelle migliori posizioni nelle pagine degli annuari più importanti: è felice di tanta autorevolezza che le riconoscono? Sì ed enormemente. L’interesse e l’entusiasmo della critica e soprattutto del pubblico che mi segue mi spinge sempre di più a creare nuove atmosfere e nuovi effetti, alimenta il mio desiderio creativo e per questo gli sono incondizionatamente grato.

La monografia che ho personalmente curato per l’Editoriale Giorgio Mondadori nella collana Signa Artis, ideata da Domenico Monteforte, nella quale abbiamo fatto un’attenta analisi del suo percorso, fra i vari testi, compreso il mio, c’è uno degli ultimi, se non l’ultimo testo di Philippe Daverio. Aveva trovato nella sua ricerca un segno culturale importante, cosa aggiunge alla sua bibliografia questo volume?

L’aver riunito in questa recente e prestigiosa pubblicazione il mio percorso pittorico è certamente una valorizzazione importante dello stesso e manifesta l’attenzione della critica contemporanea alle mie evoluzioni artistiche.

È autore di alcune opere che sono diventate dei simboli di un periodo dell’arte contemporanea o di alcune manifestazioni. Ricordo Dream a Berlino e tante altre opere che hanno segnato momenti collettivi importanti. Come nascono queste rappresentazioni? Ogni mia opera nasce dall’infanzia e dall’osservazione di momenti interni al mio spirito ed esterni sulla natura. In ogni opera metto tutta la mia capacità, il mio sentimento e la mia passione. Sul tema del paesaggio cerco sempre di innovare aprendomi a contaminazioni e culture di altri luoghi: sono recenti opere monocrome che hanno suscitato tanto entusiasmo, sono recenti opere nelle quali ho riportato concetti di vita e di filosofia giapponese. Alcune opere, mi rendo conto, diventano dei simboli condivisi. Non solo queste opere mi vengono immediatamente richieste da tantissime persone ma diventano un tema che tante persone appassionate all’arte ma non solo fanno circolare anche su internet. Probabilmente, ma non sta a me dirlo, quelle opere esprimono un’esigenza condivisa di ritrovare un luogo ideale nel quale possano emergere i migliori sentimenti verso se stessi, gli altri, l’ambiente. Tali opere suscitano quelle emozioni di cui la gente ha bisogno, per primo il sottoscritto che le ha create.

Lei è autore di una tecnica unica nel mondo della figurazione italiana ed estera: la sua pittura presenta uno spessore che aiuta l’osservatore ad immergersi nell’opera stessa. Il suo modo di dipingere è unico e ha creato un vero e proprio brand che l’ha posizionata fra i pittori di paesaggio più importanti di questo periodo storico: come nasce questa tecnica e come può essere descritta ?

Nasce dal mio percorso e dalle mie esperienze di vita. Ho visto quanto sia coinvolgente con il pubblico e quanto riesca ad influenzare il loro umore e la loro giornata. È una tecnica a rilievo che ho raggiunta con la mia ricerca attraverso un uso particolare del colore. Per questo invito tutti a venire a vedere le mie mostre e le mie opere perché, purtroppo, le foto non riescono a trasferire e a far comprendere la magia di queste composizioni.

Le sue opere saranno già il primo ottobre nell’evento Pace e Amore nel contesto di una terra araba che inaugura l’esposizione universale, l’evento mondiale più seguito degli ultimi 5 anni del pianeta. Lei è stato anche un innovatore tecnico della rappresentazione del paesaggio e ad Abu Dhabi si parlerà di innovazione. Quali messaggi porteranno le sue opere in tale appuntamento internazionale?

Le mie opere porteranno la testimonianza che ci sono ancora luoghi ideali, ma anche fisici nel mondo, nel quale possiamo immergerci per dare spazio alla parte migliore di noi stessi con gioia e amore.

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