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Artisti si nasce: è un dono divino e per me l’arte è frutto di rara creatività che unisce i Popoli attraverso il suo linguaggio universale

Giammarco Puntelli

Artisti si nasce: è un dono divino e per me l’arte è frutto di rara creatività che unisce i Popoli attraverso il suo linguaggio universale

Ivana Vio, lei è architetto, designer e giornalista. La sua formazione culturale ha, in qualche modo, influenzato la sua ricerca artistica?
Sono un’artista prima che architetto e designer. A soli 14 anni partecipai a un concorso di pittura ex tempore e vinsi il Premio Speciale della Giuria del quotidiano “La Stampa” di Torino e da allora ho continuato la mia personale ricerca artistica. Mi applicai anche alle arti plastiche, andando “a bottega” da un artigiano di Genova, dove appresi le tecniche dell’acquaforte, dello sbalzo, della bulinatura dei metalli e dell’elettro-galvanica; presi lezioni private dal Maestro Rocco Borella, famoso per i suoi “Cromemi”, le cui opere furono esposte alla Biennale di Venezia, in quella di San Paolo in Brasile e si trovano in collezioni permanenti di importanti musei. Iniziai a sperimentare la Digital Art quando imparai a usare all’Università i primi PC, scomponendo lo spettro luminoso degli oggetti o impiegando la geometria frattale. Il frattale è una figura complessa di grande bellezza estetica, presente in molte forme naturali, che può essere rappresentata grazie all’ausilio e alle potenzialità dei computer grafici attraverso un’equazione matematica “iterativa”.Nel corso degli anni ho perfezionato una tecnica, frutto esclusivo del mio ingegno, che mi permette di lavorare le pietre o i metalli con l’uso della chimica. Attraverso tale personale ricerca e studio, sono riuscita a rendere trasparente e percettivamente “leggero” il materiale lapideo. La mia formazione culturale presso il Politecnico di Milano ha indubbiamente contribuito alla progettazione delle mie opere plastiche e alla scelta di materie pregiate come marmi rari, onici o alabastri. La curiosità, attitudine tipica anche di un giornalista, continua a spronare la mia ricerca su materiali e tecniche da utilizzare per il mio lavoro.

Nel corso della sua carriera di architetto e designer ha realizzato opere d’arte da inserire nell’ambito di un progetto?
Mi è capitato più volte di inserire, in un contesto di arredamento, opere di Digital Art poiché dinamiche e inusuali e sculture in marmo o metallo sbalzato; dal 2008 ho iniziato a creare opere plastiche luminose in materiali lapidei o metallo che sono particolarmente indicate per essere inserite in varie ambientazioni, sia classiche che moderne, e creare suggestivi elementi o quinte per dividere gli spazi. Le sculture interattive, con luce colorata, sono anche adatte per luoghi in cui si cerca relax o energia, scegliendo il colore a seconda dello stato d’animo. Ho progettato, nel corso degli anni, due chiese nella mia città e, oltre a disegnare e realizzare arredi sacri, vi ho anche inserito due Viae Crucis. Essendo la prima chiesa di dimensioni più ridotte, ho raggruppato le 14 stazioni in un’unica lastra di marmo bianco statuario di Carrara inciso a bassorilievo, le cui figure prendono forma grazie alla luce radente che le illumina. Per la seconda chiesa, oltre a disegnare i motivi per le sei grandi finestre con vetro legato a piombo, ho realizzato la porta del tabernacolo e quattordici singole stazioni della Via Crucis in prezioso onice miele inciso, pigmentato e retro-illuminato, disponendole lungo il perimetro delle pareti. Queste contribuiscono a creare un’atmosfera mistica e di raccoglimento, sia quando spente che accese.

Le sue opere plastiche luminose, oltre ad esprimere la sua concettualità, sono eleganti e ben si prestano a essere inserite in un contesto di arredamento d’interni. Che cosa differenzia le sue opere da un oggetto di design?
E’ capitato, più volte, che le mie opere plastiche, probabilmente a causa della mia formazione culturale, fossero identificate come “manufatti di design”. La caratteristica di un oggetto di design, oltre a racchiudere una funzione ben precisa, è la sua riproducibilità in serie, mentre le mie opere sono tutte “pezzi unici” e la loro funzione è puramente artistica. Per me è impossibile riprodurre due o più opere uguali, in primis perché in natura non esiste una pietra uguale a un’altra e, lavorando con la trasparenza, nessun materiale lapideo ha identiche caratteristiche intrinseche, come proprietà, struttura, venature, e colore; in secundis le tecniche che utilizzo per la lavorazione, sono, a loro volta, influenzate da temperatura, umidità e altri fattori fisici; allo stesso modo le differenziano i pigmenti, gli smalti o la foglia d’oro che in vari casi applico; inoltre, ed è un altro fattore fondamentale, la percezione di un’opera plastica è totalmente differente se osservata spenta, a luce ambiente, o accesa.

La sua Liguria ha ospitato e ospiterà importanti mostre collettive e personali. Nella sua città, in particolare, si terrà una grande collettiva della promozione “Pace e Amore”, l’official event d’arte contemporanea per Expo. Che significato ha per lei tutto ciò?
Il 14 agosto 2018 la Liguria fu, purtroppo, funestata da un gravissimo fatto: il crollo del ponte Morandi sull’A10 durante il quale persero la vita molte persone. In quei giorni mi trovavo all’estero, ma le tragiche immagini arrivavano in continuazione e lo sgomento fece il giro del Mondo. Con la determinazione tipica ligure si è guardato avanti, senza mai dimenticare le vittime della tragedia, e l’occasione di ospitare importanti mostre di livello internazionale è un ulteriore step per il rilancio di una regione che pone il turismo, anche culturale, al primo posto delle sue risorse. Sono particolarmente orgogliosa che proprio ad Alassio presso la ex Chiesa Anglicana, fulcro culturale della città, si terrà l’anteprima italiana della promozione “Pace e Amore” per Expo 2020 Dubai-Abu Dhabi, alla cui realizzazione ho anche dato il mio contributo. Per me è sicuramente un messaggio di speranza per un futuro che, nonostante tutto, vale la pena di vivere intensamente.

Lei è stata selezionata per partecipare all’Esposizione Universale in terra araba: la sua arte
è perfetta per riflettere universalmente su tanti temi, dalla convivenza all’ambiente. Sta preparando opere particolari?
Ho preparato due opere luminose della serie “Totem”, elemento simbolico di aggregazione, appartenenza e interdisciplinarità. La prima, dal titolo “Arianna’s Thread”, è ispirata al motto di Expo 2020 Dubai “Connecting Minds, Creating Future” ed è realizzata in raro marmo Calacatta apuano inciso, con applicazione di foglia d’oro e argento, struttura in acciaio e illuminazione LED. Il labirinto è il mito a cui mi sono ispirata, poiché rappresenta le prove che l’essere umano deve superare nel proprio percorso di vita. Al centro del totem vi è, simbolicamente, un “filo di Arianna” in trecciola di rame che si snoda, al di fuori della struttura, con una chiave di violino, poiché la musica unisce tutti i popoli, un cuore e il simbolo dell’infinito che, rappresentando il futuro, disegna una farfalla che porta un messaggio di speranza. Il secondo è “Love and Hope 2020”, realizzato con onici verde e miele, foglia d’oro, struttura in acciaio e illuminazione LED. E’ ispirato al titolo della mostra “Pace e Amore” e le scritte “Love” e “Hope” incise intersecano la data 2020, in cui lo zero diventa un target che sottolinea l’Amore e la Speranza, simboli universali a cui aspirare.

Lei è, inoltre, tra i pochi maestri selezionati per una personale dell’official event “Pace e Amore”. Le sue opere luminose verranno esposte a Fontanellato, nella Rocca Sanvitale. Quali emozioni le suscita questo prossimo evento? La sua arte risente di influenze di artisti dei secoli passati? Una personale negli spazi affrescati dal pittore manierista Antonio Mazzola, in arte il Parmigianino, rappresenta per me un ulteriore e importante traguardo che mi sprona a continuare la mia particolare ricerca su temi come mitologia e metamorfosi. Nel XVI Secolo il grande Maestro rappresentò il mito di Diana e Atteone nel momento in cui il giovane sta mutando aspetto e anch’io mi sono ispirata alle “Metamorfosi” di Ovidio con l’opera “L’Albero della Vita” nella quale ho rappresentato il mito della ninfa Dafne che si trasformò in un albero e “Crisalide” che rispecchia (in senso letterale del termine poiché ha le ali di vetro a specchio,nelle quali il fruitore si riflette) il momento in cui una farfalla sta nascendo in una nuova forma, dopo mesi di stasi. Tra i grandi artisti del passato mi hanno sempre affascinato coloro che che sapevano “dipingere con la luce”, come Michelangelo Merisi da Caravaggio, o il fiammingo Gherrid van Honthorst, soprannominato in Italia Gherardo delle Notti e, più recentemente, gli Impressionisti, soprattutto Monet, che ne hanno indagato le componenti artificiali o naturali, anche se le mie sculture luminose hanno trasceso la dimensione della luce intesa in senso pittorico. Come architetto utilizzo le proporzioni “ideali” per creare le mie opere, poiché voglio trasmettere bellezza, armonia ed eleganza, applicando matematicamente il “Rapporto Aureo”, già usato dalle grandi civiltà antiche sino ad arrivare a Leonardo da Vinci nel Rinascimento con il suo celeberrimo disegno dell’Uomo vitruviano dalle proporzioni perfette, inscritto in un cerchio e in un quadrato. Tra i grandi Maestri del secolo scorso traggo ispirazione da Salvador Dalì, soprattutto per la sua poliedricità: fu pittore, scultore, cineasta, scrittore, ma anche un bravissimo designer.

Oltre a “Pace e Amore” in Italia e negli Emirati Arabi, quali sono i suoi prossimi impegni artistici?
Sto lavorando ad alcune opere per l’importante progetto “Mediterraneo”, che si terrà il prossimo anno in Calabria e Sicilia, dove voglio portare la mia Liguria attraverso le poesie di Eugenio Montale, mio conterraneo e premio Nobel per la Letteratura nel 1975. Nella sua raccolta più celebre: “Ossi di seppia”, alla quale mi sto ispirando, sono contenute anche nove liriche dal titolo “Mediterraneo”. Sto continuando la mia ricerca sulle opere luminose interattive con le quali voglio portare l’attenzione sulla fragilità di alcuni elementi della flora e della fauna, con un omaggio alla mia Riviera delle Palme, dove queste stanno diventando sempre più rare, e alle api, anch’esse in pericolo. Sono opere con forme geometriche lineari: parallelepipedi o cubi, realizzate in marmo bianco cristallino, con cinque lati lavorati. Sempre in marmo bianco cristallino ho realizzato un’opera più piccola alta 77 cm e dalla forma triangolare, da cui deriva il nome “Theorema”, che, oltre a essere un elemento decorativo artistico, potrebbe diventare un prototipo per opere plastiche più grandi. Sto anche componendo delle musiche che accompagneranno le mie opere plastiche luminose per aggiungervi ulteriori suggestioni. 

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