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UNA STUPENDA DOMENICA AL MUSEO ROCCA SANVITALE DI FONTANELLATO

Giammarco Puntelli

UNA STUPENDA DOMENICA AL MUSEO ROCCA SANVITALE DI FONTANELLATO

di Giuseppina Valla

Dopo il lungo periodo di grande sofferenza, che ha colpito tutti noi, a causa della pandemia, provocando la morte di molte persone, tenendo in sospeso le nostre vite, costringendoci all’isolamento, bloccando ogni attività, tra queste quelle culturali, è stato molto emozionante vedere con la “ripartenza” oltre una grande voglia di normalità la forte necessità di nutrire la propria anima di arte, di bellezza, di speranza. Domenica pomeriggio ero alla Rocca Sanvitale di Fontanellato, dove è in corso la mostra personale IL SEMINATORE del maestro Serafino Valla ed è stato stupendo vedere una grande affluenza di persone, tanto che hanno ampliato il numero di visite guidate. Le persone erano catturate dall’imponente fortezza, resa ancor più preziosa dagli affreschi del Parmigianino.È stato un pomeriggio di forti emozioni, perché molte persone sono state catturate dal messaggio universale dell’opera IL SEMINATORE, un messaggio che assume un valore ancora più importante dopo la pandemia.Nella Sala di Diana e Atteone inizia il percorso espositivo del maestro con due opere, il Seminatore e il suo Autoritratto, per poi proseguire nella saletta successiva con il pannello della biografia.Dopo l’impatto forte del messaggio artistico, i visitatori hanno quindi modo di conoscere la sua vita, predisponendoli alla visita delle opere nell’ultima sala, dove sono esposte un corpus di tredici opere.Proprio nell’ultima sala, in doveroso silenzio attendevo l’arrivo dei visitatori, provando una grande gioia nel constatare che molti si accostavano alle opere con grande attenzione verso i simboli rappresentati e la poetica del maestro.Solo allora intervenivo, per dare maggiori informazioni a chi lo desiderava.Sono rimasta profondamente colpita dal desiderio, quasi una necessità da parte loro, di approfondire il messaggio umano, spirituale.Con diverse persone si è creata molta empatia, il loro cuore si è aperto all’emozione e alla commozione che provavo nel raccontare di Lui, della sua infanzia così sofferta ma anche della sua rinascita per merito dell’arte.Qualcuno mi ha detto che si percepiva la sua presenza: sì, mio padre era lì con noi e in un religioso silenzio, perché ci parlava con le sue opere.Non ero affatto stupita da questo pensiero, proprio perché è capitato in altre esposizioni di percepire la sua presenza.Come dice il professor Giammarco Puntelli: “Lui è vivo tra i vivi” .Bellissimo vedere quanto le persone nel loro intimo, io per prima, hanno la necessità di nutrire la loro anima di arte, di poesia, di spiritualità e soprattutto di speranza.Alcune persone di Bergamo hanno riconosciuto l’artista dal suo stile inconfondibile, raccontandomi di aver visitato anni fa la mostra a Palazzo Bentivoglio di Gualtieri.
Ho avuto una grande gioia nel parlare con una coppia insieme al loro bambino.Prima di salutarmi mi hanno raccontato che non sarebbero dovuti essere lì, ma una serie di circostanze li ha portati a visitare la Rocca; mi hanno detto che era un’incontro predestinato, nulla avviene per caso!
Questo lo sostengo anch’io, nulla avviene per caso, c’è un disegno già stabilito dall’alto, ogni cosa avviene ed ha un significato ben preciso.Al termine di questa stupenda giornata ho letto il loro pensiero sul libro delle firme: “Oggi nel nostro anniversario di matrimonio abbiamo avuto l’onore di conoscere uno splendido artista che nonostante una vita difficile è riuscito a donare l’amore attraverso i suoi quadri. È stato un’onore conoscere sua figlia”. Grazie a loro, Grazie Maestro Valla, Grazie papà.

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