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Esprimo da sempre un’estetica assolutamente libera e spontanea agevolando la mia indipendenza creativa

Giammarco Puntelli

Esprimo da sempre un’estetica assolutamente libera e spontanea agevolando la mia indipendenza creativa

È stato per me un grande motivo di orgoglio presentare le opere del maestro all’estero, da Berlino a Tirana, a contesti italiani avendola come relatrice alla Camera dei Deputati e apprezzando l’enorme successo tutto istituzionale da lei riscosso nella mostra alla Grande Moschea di Roma che ha segnato un momento di svolta nel ruolo dell’arte contemporanea come linguaggio di intesa fra i popoli. E presentare le sculture del maestro in tali contesti di prestigio mi hanno permesso di divulgare la capacità tecnica tutta italiana con la personalità di una donna che coglie l’anima della storia e delle sue visioni con quella passione e quel sano buon senso che da sempre l’Emilia regala al nostro Paese con i suoi rappresentanti e figli più autorevoli come Jucci Ugolotti.

Una vita dedicata all’arte: quale è stato il punto di partenza?

Nell’età prescolare, ancora nella cosiddetta fase “dello  scarabocchio“ già tentavo di disegnare figure. Il mio “tesoro“ di allora consisteva in una scatola di latta contenente le immagini, che ritagliavo con cura da giornali illustrati. Ancora molto piccola mi sedevano su un tappeto, nella grande cucina di casa, da dove vedevo trascorrere i lunghi inverni padani, cercando di incrementare la mia collezione di figure ritagliate.


Gli anni passati all’ Accademia, cosa ha approfondito che poi ha portato all’ interno della sua  arte?

Gli anni trascorsi all’Accademia, sono stati indubbiamente i più formativi. Fu soprattutto dopo il Liceo artistico che ebbi, proprio a Brera, la sensazione di aver individuato davvero la “mia strada“: mi sarei dedicata alla scultura! Avevo iniziato gli studi con la presunzione, tipica dei giovani, di saper disegnare e anche dipingere, ma al cospetto, per la prima volta, della modella  in carne ed ossa, indifferente alla sua nudità, mi resi conto di non sapere da che parte cominciare. Fu solo dopo diverse esercitazioni che riuscii a riconoscere  il “mio segno“! Il maestro ci esortava a “disegnare da scultori“ a “vedere in tre dimensioni “ e quello fu ciò che appresi per primo, e cominciai a fare, dapprima faticosamente, ciò che ora mi riesce spontaneo: cambiai il modo di vedere le forme!


Se dovesse raccontare la sua arte, cosa direbbe?

All’inizio furono i corpi con le loro conformazioni  a intrigarmi. Mi suggestionava l’idea di  rendere quei corpi mozzi come recuperati dal passato, quasi fossero reperti archeologici. Mi accorsi allora, di  aver assimilato, senza accorgermi, quell’ idea dell’antico che Marino, il mio maestro, rendeva in modo tanto suggestivo: un ”antico arcaico”, ancora lontano dalla classicità dell’ideale greco, e dalle forme italiche ma assai più vero spontaneo e vivo! Addirittura ”archeologico” il modo che io proponevo! Le mie prime opere sembravano risorgere da una coltre di cenere e lapilli con sussulti di vita come se si rianimassero forme da civiltà sepolte, nel tentativo di liberarsi dalla sagoma fossile! Poi cominciarono a propormi committenze, alle quali, allora, non avrei mai pensato di sottomettermi: ma non fu così e neanche a farlo apposta la prima fu ”un ritratto“! Proprio quel genere tralasciato da anni che allora mi sembrava tanto superato e quasi anacronistico! Tuttavia per serietà professionale cercai di impegnarmi ugualmente. Studiai quindi la testa come ”struttura”, a tratti di sintesi, con spatola e gesso nel momento di indurimento dello stesso, il tutto in pochi minuti; mi accorsi di voler approfondire i tratti fisionomici, in modo sintetico. Procedevo con i corpi che trattavo come “architetture”, a larghi piani, e più avanti cercai di rendere anche lo stato d’animo, pensai quindi a un materiale più duttile, come la creta, il cui rapporto mi soddisfa ancora. All’inizio di ogni nuova opera, sentivo l’esigenza di affrontare maggiori problemi: non più figure femminili isolate, con inconsci richiami alla ”Madre Terra”, origine della vita, o arcaiche “Mater Matuta“ ove i corpi risultavano marcati da annunci di realtà legate alla storia della vita e dell’esistenza, non più figure statiche ma  composizioni di figure dal dinamismo quasi esasperato, suggestioni suggerite da  stati d’animo, intuizioni, letture o immagini . Col tempo, desiderai misurarmi con il colore, tutta la scultura antica sappiamo essere dipinta, e ottenni una verosimiglianza spesso addirittura inquietante, passando quindi ai colori forti per allontanarmi sempre più dalla realtà. Ad un certo punto della mia carriera, per amore della mia città e quasi per confermare la mia professionalità, decisi di fare una nuova esperienza, puramente tecnica, accettando la realizzazione del restauro e del successivo  rifacimento  di un’opera colossale in rame sbalzato, di epoca seicentesca: Ercole e Anteo. A quella ne seguirono altre in materiale diverso: il marmo.  Anche queste ultime,  di realizzazione settecentesca, di mano di Jean Baptiste Boudard, sculture di corte del nostro ducato borbonico, appartenenti alla zona verde più amata di Parma: il Giardino Ducale. Concluse positivamente entrambe le esperienze, gli impegni pubblici e con una gran voglia di creatività, finalmente libera, me ne tornai a trincerarmi in studio, senza rimpianti per nessuna di quelle committenze, accettate forse per sfida, programmando e lavorando per le mie future esposizioni.


Quale messaggio di Jucci Ugolotti all’interno di ogni scultura al di là del singolo tema?   

Credo che alla fine il messaggio potrebbe essere suggerito dalle caratteristiche delle opere e che in esse venga proiettata parte della mia personalità: i tagli decisi e sicuri con cui imposto le forme, sono un mio lato caratteriale, ma anche l’equilibrio e, insieme, l’armonia fanno parte di me, sia in arte che nella vita. In fondo ho sempre espresso il mio essere artista ricercando un’estetica assolutamente libera e spontanea, mai costruita o carpita altrove, non mi sono mai fatta intrappolare da correnti specifiche, agevolando così la mia indipendenza creativa. Anche il senso positivo ed il mio entusiastico amore per la vita si può scorgere in certe composizioni di getto, ove aleggia anche una certa ironia. 

                               
E’ nota  al pubblico internazionale per la sua scultura  ma sappiamo che coltiva altri modi di  fare arte. Quali sono?                                                                                                                                                                      

Ebbene sì! Da brava emiliana amo cucinare per la soddisfazione della mia famiglia, cercando anche in quel campo armonia di sapori, equilibrio ed estetica. Trovo che le mie pietanze abbiano una connotazione di particolare sensualità. Anche nella vita, come nell’ arte, sono alquanto esigente. Rigorosa nelle scelte di qualsiasi aspetto si tratti, lavoro o tempo libero perché non amo sprecare tempo. 

                                                                                                              
Nel suo splendido laboratorio e studio  troviamo sculture più piccole ed altre gigantesche: su quali dimensioni preferisce lavorare?                                                                                                                                                                                                                                                                          
Ogni dimensione di scultura ha, nella realizzazione, caratteristiche differenti ed entrambe riescono a darmi piacere. Nella piccola dimensione è più facile agire con libertà compositiva assoluta ed una inventiva spontanea a volte quasi stupefacente poiché nelle dimensioni ridotte si può esercitare un controllo totale della forma, dei ritmi e dei piani: modellare in piccolo è spesso esaltante. Nella grande dimensione invece è difficile improvvisare, anche a causa della tecnica scultorea. Devo dire che per la mia naturale gestualità da sempre ”sento” la monumentalità nella scultura: le grandi dimensioni mi esaltano, anche se  per queste niente è dovuto al caso ma è necessaria una progettazione iniziale sia grafica che plastica, in scala ridotta. Successivamente, in considerazione dell’opera che si è deciso di realizzare, si deve provvedere alle armature di supporto, particolarmente stabili che, schematizzandone la forma prescelta, consentano di supportare il peso della materia con cui si intende procedere, nella dimensione stabilita. A questo punto si potrà dare inizio alla modellazione che potrà essere risolta secondo la volontà dell’artista e dovrà attenersi allo schema inziale, con gli stessi ritmi, i vuoti e i pieni coincidenti ai propri supporti. L’opera, anche se ultimata plasticamente, dovrà, tuttavia, definirsi dal punto di vista del materiale anche in considerazione della sua ubicazione, che potrebbe essere un metallo o altri materiali. Per gli interventi di fusione poi si dovrebbe fare un discorso a parte,  perché è alquanto complesso. Comunque, tanto per rispondere alla domanda inziale, la soddisfazione che si prova alla conclusione dell’impresa, perché di impresa spesso si tratta, è davvero impagabile!  

                                                               
Quali sono i temi preferiti?                                                                                                                                              
 Al centro delle mie ricerche è sempre la figura umana, le esperienze di vita, gli stati d’animo con le sue svariate sfaccettature. Alle volte sono le committenze ad orientare le situazioni da rappresentare e ad aprire nuovi percorsi mentali. 

                                                                                           
Nella sua storia ci sono tanti busti che ricordano personaggi che hanno contribuito alla storia di un territorio o dell’Italia: quando deve lavorare su commissioni così  complesse, quale messaggio vuole trasferire al pubblico che osserva i volti da lei plasmati?

                                                                                                                         
Cerco di rappresentare con sincerità il personaggio, facendo ricerche approfondite sulla sua storia, sui vari aspetti del carattere, le sue origini, il luogo di provenienza, i suoi atteggiamenti e persino la postura  che spesso coincide con la stessa attività. Insomma cerco di capirne il più possibile per trasmetterne e tramandarne i valori morali e intellettuali! Certamente anche i tratti fisionomici sono da tenere in considerazione, anche in questo il personaggio deve essere riconoscibile, ma in ciò, dopo anni di impegno professionale, non ho difficoltà, addirittura, a volte cerco di far trasudare il vissuto della “pelle“ graffiando le superfici per farne scaturire attraverso la ruvidezza esacerbata ma piena di vita, la caratterizzazione e catturarne l’anima.                                                                                                                                                                                   
Nel mondo dell’arte la presenza femminile rispetto a quella maschile, ad altissimi livelli, fra i maestri di chiara fama internazionale come lei, purtroppo non è così frequente. Cosa riesce a portare una visione femminile rispetto a quella maschile?


Premetto che, a mio parere, non può esistere un’arte maschile  o un’arte femminile, l’arte è arte. Per quanto riguarda  la differente visione, si potrebbe forse parlare, di diversa ispirazione: come può essere diversa la sensibilità, il carattere, la formazione  culturale  e anche gli interessi tra i due sessi. Vorrei tra l’altro ammettere che spesso le mie opere, per la loro forza plastica, sono attribuite ad un autore di sesso maschile. In effetti diversi anni orsono, volendo quasi sfidare l’altro sesso, realizzai sculture in marmo di notevoli dimensioni, esperienza particolarmente dura e faticosa con cui  tuttavia mi resi conto che a contraddistinguermi non erano le capacità o la volontà, ma solo la forza fisica. Il risultato, apparentemente differente per stilizzazione rispetto alle opere modellate, era dovuto al procedimento  di “togliere” anziché  “mettere “pur conservando la stessa alternanza chiaroscurale.  Al di là di questa mia parentesi, per così dire “maschile “, penso che la femminilità tenga maggiormente conto della natura dei sentimenti ed abbia più estrose sfaccettature. 

                                              
Quanto  l’Emilia dove lei vive e opera, con le sue tradizioni e il suo ambiente, ha influito sulla sua produzione?                                       
Sono profondamente legata alla mia terra da cui ho derivato sicuramente lati caratteristici: ho cercato di fare mia la sua concretezza e la sua operosità  ma anche il senso positivo dell’esistenza e soprattutto la gioia di vivere. Quel senso del reale che porta a ”volare basso“ evitando gli eccessi, col “buon senso” di non  avere pretese impossibili ma cercare di impegnarsi al massimo per ottenere i giusti risultati, con sincera  onestà,  ma anche la ”passione” per ciò che ami e per quello in cui credi. 

                                                                                                                                                                       
Lei è stata selezionata fra gli artisti che rappresenteranno  l’Italia nell’official event  d’arte contemporanea in Expo 2021: responsabilità o gioia? 

Tanta, tanta responsabilità ma anche intima soddisfazione. 

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