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Alessandro Grazi è L’IMMAGINIERE

Giammarco Puntelli

Alessandro Grazi è L’IMMAGINIERE

Il maestro che trasforma l’immaginazione in realtà con la cura porterà all’Esposizione Universale la sua Siena nel simbolo di un cavallo elemento di speranza.

Alessandro Grazi è l’IMMAGINIERE, il maestro capace di raccontare con il linguaggio universale dell’arte sentimenti ed emozioni del quotidiano, un narratore di storie, un commentatore ed opinionista del momento attuale su tela.

Lei è un esempio di come un artista riesca a portare innovazione mantenendo la propria identità: quale è il segreto per rinnovare il proprio brand artistico nella coerenza di una ricerca?

Non vi è un vero e proprio segreto. Mi ritengo fortunato perché il mio pensare, progettare e creare è a getto continuo. Molte volte mi vengono troppe “cose” che vorrei fare e in un certo modo ho paura di sovraespormi. Le consegno alla mia “collezione” di appunti e disegni sulle “moleskine” che poi riguardo. Se in questo processo di sedimentazione rimangono ancora valide, al momento che le riscopro anche dopo pochissimo o mesi, e riescono ancora a sorprendermi le realizzo. L’essere coerente, cambiando ma essendo sempre me stesso e riconoscibile, evidentemente mi viene dalla precedente esperienza di creativo e grafico pubblicitario. Sono ed ero molto rigoroso nel far rispettare l’immagine di una azienda anche all’azienda stessa ma sempre presentando cose innovative per rigenerare interesse. Un lavoro che faccio ora su me stesso in un modo che mi è naturale. Come ho detto mi ritengo “baciato” da questo dono.

Cosa è e come nasce l’IMMAGINIERE?

 Questa parola mi è balenata in mente almeno quindici anni fa. Una intuizione che è rimasta molto su quegli appunti e disegni di cui parlavo prima. E riguardandoli proprio in questo periodo ho deciso che era l’ora di mettere insieme quello che avevo pensato come fusione di intenzioni tra il professionista che curava l’immagine per i clienti e l’artista che era libero di inventarsi mondi non perfettamente afferrabili. Ero da mia madre e mentre fuori aspettavo una telefonata mi sono messo a guardare un giardiniere dall’altra parte della strada che descriveva e modellava con le mani nell’aria al padrone di casa come sarebbe cresciuta e diventata bella la piccola rosa che stava piantando nella aiuola. E ho unito le due parole: immagine e giardiniere ed è nata questa parola magica. Descrive l’immaginazione come una cosa che diventa realtà con la cura. Unione tra esperienza e intuito, tra arte e tecnica e tra realtà e astrazione. L’IMMAGINIERE usa tutto quello che ha a disposizione per arrivare al miglior risultato che ha pensato. Una interessante unione tra l’artista e il grafico.

In questi mesi di pittura, quale potrebbe essere un’opera simbolo da raccontarci?

 Il periodo che stiamo vivendo non mi ha aiutato molto nella vena creativa perchè tutto quello che pensavo mi sembrava infinitamente banale rispetto alle persone che lottavano o aiutavano a lottare contro il Covid19. Ma sono nate come sprazzi di vera e propria luce piccole opere su carta. Le frasi sopra che distinguono sempre le mie opere erano ironiche e sarcastiche sulle condizioni difficili fisiche e mentali del momento. Ma una in particolare mi è rimasta dentro perché fatta nel primo lockdown con l’intento di infordermi calma. Si intitola “La Luce nella stanza” ed è fatta su carta con gli acrilici. Ero in salotto e la luce del sole è entrata prepotentemente e improvvisamente dalle grandi finestre che danno sul giardino quasi a risvegliare la speranza. Una luce di traverso che, stranamente per me, mi ha messo in moto condizionandomi a fare una cosa dal vivo. L’ho pubblicata su Facebook e subito ho visto l’effetto che faceva con tanti “mi piace” e una persona mi ha scritto che le dava proprio la stessa sensazione mia. Una grande soddisfazione da un piccolo lavoro.

Il mondo sta cambiando velocemente: come spiegarlo nell’arte? 

Lavorando sempre sui temi attuali o sociali e con l’esperienza in pubblicità purtroppo mi accorgo un po’ prima di altri delle molte strategie che attuano i politici, i mezzi di comunicazione e le piattaforme social. Il mio personale contributo è quello di mettere a disposizione la mia esperienza e trasformare le opere in messaggi di speranzoso cambiamento, condanna o suggerimento a chi non sa o non trova la propria decisione su certi temi che possono influenzare il futuro. Prima lo facevo per i consigli all’acquisto di prodotti o servizi ora mi sento davvero realizzato nel farlo per questi scopi. Poi il mondo cambia velocemente perché noi stiamo fermi e penso che la mia piccola filosofia sulla realizzazione di una opera che è “non c’era ora c’è” sia una “libidine” dalla quale non posso sfuggire potendo dire tutto quello che penso davvero.

Quali temi porterà all’Esposizione Universale? 

Il protrarsi di questo periodo di stop su tutte le attività artistiche che per funzionare hanno bisogno del pubblico mi ha fatto molto riflettere. Il primo pensiero è sempre quello di portare “il cavallo alla mia maniera” esportandolo dal mondo senese e del Palio oltre i confini e le mura della città di Siena dove anche io l’avevo relegato dopo la pittura del drappellone del 2007. Le cose stanno cambiando come abbiamo detto e il cavallo diventa per me sempre più un animale simbolo di speranza ed elemento di ritorno ad una natura incontaminata. Non ci scordiamo che proprio in questo momento si è “vendicata” sbattendoci in faccia i comportamenti umani senza senno del passato. Il mio spirito ambientalista chissà cosa mi porterà a definire intorno a questo animale che ho evoluto nei miei lavori fin da piccolo. Seguitemi per altre ricette… direbbe qualcuno.

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