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MEDITERRANEO E POSEIDON: RIFLESSIONI DAL PROSSIMO LIBRO DE “LE SCELTE DI PUNTELLI”

Giammarco Puntelli

MEDITERRANEO E POSEIDON: RIFLESSIONI DAL PROSSIMO LIBRO DE “LE SCELTE DI PUNTELLI”

Pubblico in anteprima il testo dedicato all’opera di Emanuela De Franceschi che uscirà nel mio prossimo libro Le Scelte di Puntelli-Mediterraneo (Editoriale Giorgio Mondadori). 
Mediterraneo mi è stato suggerito come titolo da un’opera di Emanuela De Franceschi, maestro particolarmente sensibile ai confronti e ai dialoghi con la storia e nella storia. 
In quel caso, la pittura del maestro ci suggeriva specificatamente una sorta di tramonto del sapere occidentale che aveva diluito tutta la forza dei secoli di storia del pensiero in una globalizzazione omologante. Emanuela De Franceschi era autrice di un ciclo pittorico che richiamava forme plastiche di Igor Mitoraj per narrarci storie e filosofie diverse rispetto allo scultore e nate dalla sua identità non solo artistica. Il titolo Mediterraneo lo devo dunque ad un suo dipinto e ad un suo modo di vedere i cambiamenti nella storia e nel tessuto sociale in questa precisa epoca. 
Ho scelto di commentare Poseidon in questa pubblicazione perché, oltre a raccontarci la storia e il pensiero profondo dell’artista, ci porta nella dimensione della tela la plasticità delle sculture, dai Bronzi di Riace alla Nike di Samotracia, alle quali Mediterraneo vuole essere dedicato. 
In Poseidon Emanuela De Franceschi recupera, attraverso il colore, tutta la magia dell’ambiente mediterraneo nel quale l’orizzonte si confonde e si miscela nelle distanze impercettibili fra mare e cielo fra regno del dio del mare e il teatro degli dei guidato da Zeus. La capacità di colore dell’artista suscita, quasi in uno “splash”, la potenza e l’efficacia del dio che racchiude nell’attimo del contatto con il proprio ambiente la sua grandezza eterna ma dalle forme umane. I cambiamenti di colore rendono magistralmente liquido l’impatto e la percezione dell’osservatore davanti all’opera d’arte. 
Giganteggia sulla scena la figura del dio come protagonista in movimento, in una dualità scomposta dell’agire che rappresenta il soggetto nella sua parte umana e nello stesso tempo nella sua immagine integrata con l’ambiente acquatico.
La capacità statuaria del disegno che reca le crepe tipiche della pittura della De Franceschi, rappresenta  l’erosione della globalizzazione e della perdita della propria identità che si coniuga con la forza di un dio che è presenza storica e racconto eterno. 
Emanuela De Franceschi, con quest’opera d’arte, unisce la forza dell’ambiente con la presenza della storia in un divenire che ci fa intuire la forza dell’uomo nei secoli. 
L’arte del maestro ci consente di allargare la riflessione dal passato al futuro, dai miti alla direzione verso la quale l’umanità sta andando. Emanuela De Franceschi si pone in questo modo come il testimone privilegiato di un processo mentale che ha risvolti pratici con l’incontro dei saperi e diventa difensore evoluzionario di un possibile sviluppo della sapienza greca e poi latina.
I colori e il disegno ci portano in quella ricerca che diventa un manifesto culturale.

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